lunedì 15 aprile 2013

Chiaramonte Gulfi

Piazza Basilica Santa maria
Chiaramonte Gulfi (prov. RG) Conta 8100 Abitanti ed E ubicata Nella altera parte sud orientale della Sicilia. Le origini della comunità vanno ricercate in epoca arcaica - Intorno al VI Secolo. In epoca greca si ha La prima Attestazione del toponimo ACRILLE, col quale viene Indicata la Città di epoca ellenistica e romana. Della successiva denominazione, GULFI, Si ha notizia storica dal Periodo arabo e Fino alla sua distruzione violenta avvenuta Nel 1299, in una fase successiva alla Guerra del Vespro. la Ricostruzione si deve al Conte normanno Manfredi Chiaramonte, infeudato sul finire del Secolo XIII della Contea di Modica. La città trasse, così nome dal suo signore e fondatore. Nel 1881 aggiunse l'antica denominazione di Gulfi, per evitare omonimie. Dal Secolo XVI, la Città Uscita dalle mura medievali si adorna, dei primi edifici signorili, di Conventi e monasteri, di eleganti Chiese. Distrutta dal terribile sisma del 1693, risorge nello steso sito con un connotato architettonico ed urbanistico tardo barocco: Notevole la Chiesa Madre, col monumentale prospetto e l'interno della Chiesa di S. Giovanni Battista, Gli Edifici Borghesi e Patrizi del corso,i palazzi Cultrera Montesano.

martedì 9 aprile 2013

Borges, viaggio nella Sicilia del mito

Jorge Luis Borges con Maria Kodama

«Ricordo che Borges era molto contento di andare in Sicilia. Per lui era una sorta di viaggio iniziatico alla scoperta di Palermo, la città da cui si origina il nome del suo barrio natale, e dell' Isola di Omero e dei filosofi greci a lui tanti familiari, fin da bambino». Così Maria Kodama, vedova di Jorge Luis Borges, parla del loro viaggio a Palermo nel marzo del 1984 dove il grande scrittore argentino fu insignito della "Rosa d' oro", premio istituito dalla casa editrice palermitana Novecento. La signora Kodama è stata per lo scrittore e poeta argentino compagna di vitae di lavoro, collaboratrice preziosae intelligente;e anche la vista dei suoi occhi spenti.

lunedì 8 aprile 2013

Ettore Majorana


Ettore majorana un enigma nazionale

Ettore Majorana con il padre e le sorelle
 E' un personaggio ricco di fascino sia per il periodo storico in cui vive sia perché il mistero della sua scomparsa presuppone il suicidio o la fuga da uno spazio accademico non più condiviso. Majorana era uno dei "ragazzi di via Panisperna" ormai un mitologico gruppo di fisici italiani con a capo il premio nobel Enrico Fermi che nel 1942 costruì a Chicago la prima "pila atomica" ed in seguito, purtroppo, la "bomba A". Notizie biografiche Ettore Majorana scomparve misteriosamente e la sua morte fu un enigma nazionale tutt'oggi insoluto: morto suicida? Rapito da qualche Paese che già in quell'epoca conduceva studi atomici? Rifugiato presso un convento di padri Gesuiti? La madre non convincendosi della morte del figlio, aspettò sempre il suo ritorno.

La sua era una famiglia di illustri professionisti.

 Ettore era un genio della Fisica, precocissimo, eccentrico, ombroso, indolente: da lontano appariva smilzo, con un'andatura timida e quasi incerta;da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, gli occhi neri, grandi e scintillanti. Molto severo nei giudizi, ancor prima con se stesso per poi esserlo con gli altri, le persone a lui vicine avevano finito col comprendere che tanta severità era la manifestazione di uno spirito insoddisfatto e tormentato. Sotto un apparente isolamento dal prossimo, non solo di fatto ma anche di sentimenti, si nascondeva una sensibilità vivissima che lo portava a stringere solo raramente rapporti di amicizia. Nato a Catania il 5 agosto del 1905 in via Etna 251, trasferitosi con la famiglia a Roma, studiò Ingegneria per quattro anni finchè l'amico Emilio Segré lo convinse a cambiare facoltà, facendogli notare come gli studi di Fisica fossero più consoni, di quelli di Ingegneria, alle sue aspirazioni scientifiche ed alle sue capacità speculative. Il cambio avvenne all'inizio del 1928 dopo un colloquio con Fermi, allora professore straordinario alla cattedra di Fisica teorica dell'Università di Roma e che voleva creare nella capitale una scuola di fisica moderna. Majorana si laureò in Fisica nel 1930. Conosciuto per il suo straordinario valore di scienziato e ricercatore teorico, nel 1931 rifiutò i prestigiosi inviti di trasferimento presso le università di Cambridge, di Yale e della Carnegie Foundation. Non è motivato nemmeno il rifiuto per partecipare, nonostante la segnalazione fatta da Fermi a Mussolini, al concorso nazionale, per professore universitario di Fisica, bandito nel 1936. Accettò invece la nomina, per meriti particolari, a titolare della cattedra di Fisica teorica dell'Università di Napoli. Trasferitosi in questa sede, alloggiò presso l'albergo "Bologna" dove continuò a coltivare i suoi interessi per la fisica. Si chiuse in casa e rifiutò persino la posta, scrivendo di suo pugno sulle buste: - Si respinge per morte del destinatario -. Agli amici più stretti confidò che all'Istituto di Roma, dove peraltro non tornò più, nessuno capiva nulla delle sue teorie (eppure c'erano Fermi e Corbino!). Riuscivano a comprenderlo solo quattro uomini al mondo: i tre premi "Nobel", cioè l'inglese Paul Dirac, il danese Niels Bohr ed il tedesco Werner Heisemberg e con essi l'americano Carl David Anderson. Majorana scrisse solo otto opere di non più di sei-sette pagine ciascuna, tra le quali "Teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone", "Atomi orientati in campo magnetico variabile", "Sulla teoria dei nuclei". Allucinato dalla fatica diurna dell'insegnamento e notturna delle meditazioni scientifiche, si lasciò persuadere ad intraprendere, nel marzo 1938, un viaggio di riposo, Napoli-Palermo, su una nave della "Tirrenia". A Palermo alloggiò, per mezza giornata, all'albergo "Sole" e la sera fu di nuovo sul piroscafo dove fu visto sul ponte all'altezza di Capri, come affermano alcune testimonianze, ma a Napoli non arrivò mai. Dove scomparve e come? La supposizione di suicidio per annegamento fu scartata: sul piroscafo viaggiava un battaglione di reduci dall'Africa ed essendo il ponte stipato qualcuno si sarebbe accorto di un uomo che si gettava in mare. Quando in data stabilita non fu notato il suo rientro, fu lanciato l'allarme e nella sua camera al "Bologna" mancava solo il passaporto: era andato all'estero? In quell'epoca pochi scienziati si occupavano di studi atomici e nessun uomo di Stato poteva essere competente: chi poteva chiamarlo con tanta segretezza? Vane si rivelarono le ricerche in tutto il Paese compiute dalla polizia. Al prof. Antonio Carelli suo collega napoletano, era arrivato poco prima un telegramma di Ettore che diceva: - Annullo notizia che riceverai- . Evidentemente si riferiva ad una lettera giunta dopo il telegramma , nella quale si intravedeva, non chiaramente espresso, il proposito del suicidio. Eppure non soffriva di malattie gravi, solo una nevrosi gastrica ; non aveva relazioni sentimentali, non nutriva interesse per il denaro, non aveva avuto litigi con alcuno. La sua era semplice solitudine causata da incomprensioni di coloro che gli erano vicino. Ricostruzioni televisive e giornalistiche sono state tentate in più riprese e tutte, nell'affrontare il momento cruciale, hanno dovuto fermarsi sulla soglia aleatoria e sfumata delle ipotesi.

mercoledì 3 aprile 2013

Cultura e tradizioni siciliane


cassata Siciliana
Cosa si pensa quando si parla della Sicilia? Calore, allegria e sole. Queste sono le principali caratteristiche di quest’isola meravigliosa. Il calore degli abitanti molto ospitali e che suscitano il sorriso nei turisti perché con la loro spontaneità e la pronunciata gestualità, sanno farsi voler bene da tutti. L’allegria durante le feste locali nei vari comuni della Sicilia, che sono un’infinità, sono una delle maggiori attrattive per i viaggiatori e coloro che amano divertirsi. E il sole, il sole caldo anche d’inverno, le spiagge molto visitate d’estate, e il piacevole clima mite che permette di fare escursioni e gite anche d’inverno.

 I dialetti

 I dialetti parlati in Sicilia sono tantissimi e pieni di sfaccettature nei quartieri delle singole città. Tutti parlano il dialetto senza vergogna in quanto è una lingua a tutti gli effetti, con una storia e una grammatica propria. Sono diverse le matrici del dialetto siculo: indoeuropea e mediterranea (calancuni onda impetuosa di fiume); greca con la dominazione bizantina (tuppiare bussare alla porta); araba con la venuta dei Saraceni (mischinu poverino); franco-normanna con Ruggero I la sicilia tornò ad essere cristiana (quasetti calze); gallica, influenza lombarda (orbu cieco); iberica con la venuta degli spagnoli (sgarrari sbagliare).

 La cucina

 In cucina Come si può notare dalla situazione linguistica siamo un mix di tradizioni e culture. Le specialità siciliane che piacciono a tutti,grandi e piccini,sono:la cassata siciliana,simbolo della Sicilia insieme ai cannoli,gli arancini e la granita.
Carretto Siciliano

 I carretti siciliani

 Uno dei simboli della cultura siciliana è il variopinto carretto siciliano.
 I Carretti nel XVIII secolo venivano usati per scopi agricoli, oggi sono un’attrazione,e i turisti hanno la possibilità di farci un giro sopra. Costruiti artigianalmente, il legno veniva intagliato minuziosamente da maestri d’arte oppure dipinti. Le pareti esterne del carretto erano presenti delle narrazioni di eventi dei paladini di Carlo Magno o scene di vita quotidiana. L’interno invece era decorato con forme geometriche di vario colore con i toni del rosso, giallo e blu. Esiste un museo dedicato ai carretti, il “Museo del carretto siciliano” a Terrasini (PA). A mantenere viva la tradizione dei carretti sono i maestri d’arte che spesso per i turisti rivelano le loro tecniche.

mercoledì 27 marzo 2013

Trapani città dei due mari


Ex Stabilimento Florio di Favignana - Trapani
Stabilimento florio
Trapani la 
Museo del Satiro danzante (Chiesa di Sant’Egidio)
Il Satiro
città di due mari, la provincia delle bellezze. Un territorio costellato da splendori naturali, storici ed artistici, tutti da visitare, tutti da ammirare. L’ex Stabilimento Florio di Favignana, il Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi, il Museo del Satiro e il Museo Civico della Prestoria del Basso Belice con sede nel Castello Grifeo. Solo alcuni dei posti che è possibile vistare per stupire e per restare incantati da cotanto fascino. 
 L’ex Stabilimento Florio si trova a Favignana, Egadi, in provincia di Trapani. È un posto attraverso il quale è possibile rivivere il passato della tonnara e di quello che rappresento per lo sviluppo dell’isola, un vero e proprio gioiello tramandatoci dal passato. È in questo posto che venivano custodite attrezzature, ancore e le barche della mattanza. Questo posto ebbe il pregio di diventare una delle più fiorenti industrie di lavorazione conserviere del tonno, ma oggi rappresenta anche storia della famiglia Florio

Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi 

Il museo Archeologico Regionale Baglio
 Anselmi si trova sul lungomare Capo Boéo, all’interno dell’area archeologica di Lilibeo (l’antica Marsala). Il Baglio Anselmi è una costruzione della fine 
del secolo scorso, nato come stabilimento vinicolo per la produzione del “Marsala”. Il museo espone il relitto della nave punica ritrovato nel 1971 nel tratto di mare al largo dell’Isola Lunga ed illustra la storia di Lilibeo e del territorio storicamente ad essa connesso, dalla preistoria al medioevo. 

Museo Satiro danzante

 Il Museo del Satiro è un meraviglioso posto, dove poter ammirare un vero e proprio capolavoro del passato che, dal momento del suo ritrovamento, ha arricchito esponenzialmente il patrimonio culturale siciliano. Il Satiro è una statua bronzea a grandezza naturale rappresentante un Satiro.È un’opera straordinaria del IV secolo a. C. che rappresenta un satiro che danza, con una meravigliosa testa, attraversata da un ventoso turbinio impalpabile, ma non meno efficace e vigoroso, che ne modella sia le sembianze anatomiche che la chioma. 

 Museo Civico della Preistoria del Basso Belice 

Chi adora la prestoria, le sue atmosfere, ama studiare quello che l’ha caratterizzata, si interessa di sapere come vivevano a quei tempi, non può perdersi il Museo Civico della Prestoria del Basso Belice con sede nel Castello Grifeo, Partanna. All’interno di questo Museo si trovano diversi reperti archeologici che risalgono al periodo del tardo- neolitico. Nel museo si trovano anche sei tele. Fra le opere d’arte appena citate spicca la pala di altare della “Madonna del Rosario” di Simon di Wobreck nel 1585 e che raffigura la Madonna tra i santi Domenico e Caterina. Questa tela fu commissionata da Eleonora Grifeo e Blasco Sala. Interessanti inoltre alcune tipologie di ceramica preistorica, vasi dello stile Naro-Partanna e del Campaniforme. Il percorso espositivo è corredato da interessanti pannelli didattico-esplicativi, utili per comprendere le conoscenze e le frequentazioni delle popolazioni preistoriche nel Belice, prima dell’arrivo dei Greci.

Castello Grifeo

Castello Grifeo a Partanna, Trapani - Sicilia
Castello Grifeo
Nella splendida e ricca di storia Partanna(tp) vi è uno dei castelli più belli dell’intera isola siciliana, Castello Grifeo. In origine questo maniero non aveva l’aspetto con il quale si mostra oggi. La storia di questo castello risale all’epoca in cui il Gran Conte Ruggero il Normanno conquistò Partanna e pose fine al dominio musulmano. Il Castello divenne residenza della famiglia Grifeo. Nove secoli di storia durante i quali questo Castello si è ampliato, si è abbellito e ha sempre rappresentato la Famiglia Nobile e la sua supremazia. Questa fortezza oggi è tra quelle meglio conservate di tutta la Sicilia Occidentale.Quando fu edificato correva l’anno 1400 e nel secolo XVII subì alcune modifiche e ristrutturazioni. Nel XX secolo il Castello Grifeo ha resistito al violento sisma che si è avuto nella Valle del Belice (1968) e che ha distrutto tantissime abitazioni e raso al suolo diversi paesi.Bello, fiero ed imponente, così si presenta oggi il Castello agli occhi dei visitatori. Una volta arrivati nel cortile si può accedere, al salone centrale “Sala del Trono”, all’interno del quale si trova lo stemma dei Grifeo, opera di Francesco Laurana artista che ha vissuto dal 1420 al 1503, che soggiornò qui nel 1468.

martedì 26 marzo 2013

Castello di Carini

Castello di Carini
Costruito tra il 1075 e il 1090, il Castello Carini è la principale location di un’antica leggenda. Si dice, infatti, che tra le mura di questo castello nell’anno 1563 si sia consumato un omicidio passionale: Laura Lanza fu uccisa, con il suo amante, dal marito e dal padre. Tutto ciò è stato raccontato ai posteri dal poemetto “L'amaro caso della baronessa di Carini". Successivamente il castello ha subito diverse ristrutturazioni, ad opera della famiglia Grua-Talamanca, che hanno mantenuto intatto il suo splendore. A piano terra una biblioteca, un tempo Salone delle Derrate, dove si possono ammirare due archi in pietra del XV secolo; al piano superiore, nel Salone delle Feste, si resta affascinati dal soffitto ligneo e dalle decorazioni gotiche. Da questo salone è possibile accedere alla torre. Inoltre, sul lato est del castello, è possibile visitare la stanza con un lavatoio in pietra di “Billiemi”, una graziosa cappella, con all’interno un bellissimo tabernacolo ligneo, e una statua in marmo della “Madonna di Trapani”.